Tinte brunastre
sono mani ruvide
segnate dal tempo
quelle che umide di sputo
afferrano zappe pesanti
e spaccano solchi all'alba
è là...
dove il sole batte più forte
e il vento impolvera
le lingue di sudore
che la pelle arsa
e le labbra screpolate
con le dita indurite
si asciuga la fronte
per sfamare la bocca
di un pasto frugale
e alla sera torna a casa
con rassegnati tramonti
sulle spalle
e l'alito della fame
avanzando silenziosi
passi appaiati a ritmo alterno
tra zolle di terra aspra
e invisibili sogni
che corrono al fianco
con malinconie e preghiere
e alla fioca luce
di un umile dimora
che illumina dall'alto
dignità e amore
e un infanzia tolta
rumina la lingua bruciata
carovane di speranze
con pane e patate
per sfamare d'essenziale
il silenzio
e con un segno di croce
a Dio raccomanda
il domani
...
Vilma Bellucci
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Analisi del dipinto
di Sergio Carrivale
Vincent Van Gogh, De Aardappeleters (mangiatori di patate) - olio su tela, cm 82 x 114 1885 Museo Van Gogh di Amsterdam
È il 1885 e Vincent in questo periodo è preda di una forte vocazione
religiosa già evidente in Inghilterra quando durante uno dei suoi viaggi
all’estero iniziò a predicare in una chiesa metodista. Al suo rientro
nella casa paterna nel 1877 a Etten il padre,
pastore protestante, supportò la sua vocazione e lo spinse ad andare ad
Amsterdam per iscriversi alla facoltà di teologia, ma Vincent non
riuscì nemmeno a superare gli esami di ammissione e iniziò così a
predicare ugualmente senza averne titolo.
Questa premessa ha lo
scopo di fotografare l’animo del pittore in questo momento in relazione
al viaggio che da Amsterdam lo porta in un villaggio minerario del
Belgio: Borinage. Qui l’artista condivise la vita quotidiana dei
minatori. Povera gente abbruttita dal dolore e dalla fatica, angosce che
dividevano, come il pane e le patate, con le loro famiglie a casa la
sera.
In questo contesto si rafforza la vocazione di Van Gogh e il
legame fraterno stesso con i poveri e derelitti minatori belgi e non
solo. “mangiatori di patate” fu un lavoro che durò quasi un anno e
l’opera finale fu preceduta da diversi studi pittorici. Si iniziano ad
intravedere già i primi caratteri che identificano il linguaggio
stilistico di Vincent, come ad esempio le figure che hanno un aspetto
deforme, molle quasi che la sofferenza renda i loro volti delle
caricature oscene.
La scena è ambientata in una casa poverissima e
al suo interno la luce fioca di una lampada a petrolio illumina solo una
parte della stanza e dei personaggi seduti intorno al tavolo. Citazioni
di un fiammingo secentesco. Il gruppo di persone, contadini e non
minatori poiché il quadro è dipinto Neuen, è composto da cinque persone
intente a consumare un pasto frugale a base di patate. Tra loro di
spalle vi è anche una bimba, avvolta da un alone che sembra darle un
effetto controluce. Malgrado la loro condizione di indigenza e la
difficoltà nell’affrontare le fatiche, le privazioni e le sofferenze
della loro vita quotidiana mantengono nei gesti e negli sguardi
reciproci un rispetto inaspettato ed esprimono una dignità che li unisce
rafforzandoli nella misera che condividono.
E’ visibile la
partecipazione affettiva di Vincent nella spiritualità che ritrae dei
personaggi e la religiosità con cui essi consumano il pasto
faticosamente guadagnato con il duro lavoro della terra. Ed è visibile
il valore intrinseco della casa e della famiglia ove i gesti e le povere
cose divengono importanti e degne.
Tinte scure e brunastre con alcune pennellate gialle e azzurro chiaro in alcuni riflessi della luce della lampada.
( grazie a Sergio... per aver accolto la mia richiesta di scrivere un analisi del dipinto)